Modelli comportamentali

“Ogni comportamento è lecito in determinate circostanze ed è quando il match fra comportamento e circostanze non funziona che si creano danni a sé e agli altri. A volte non ci si rende conto del danno fatto a sé perché questo si presenterà nel lungo periodo e noi siamo focalizzati sui vantaggi nel breve.” (Daniel Goleman)

Gli stili comportamentali rappresentano i comportamenti delle persone quando interagiscono con altri in contesti ed ambienti diversi. Ognuno di noi ha una reazione/risposta diversa in funzione di due elementi principali:

Il modello DISC è uno dei modelli più noti nel descrivere gli stili comportamentali. Medici, psicologi e scienziati, pur nella diversità di intento e campo di applicazione, hanno contribuito nel tempo a identificare modelli descrittivi dei comportamenti basati su 4 dimensioni primarie e le loro combinazioni. Vediamo quali sono i quattro prototipi comportamentali che ne compongono l’acronimo:

Non molto diverso nella descrizione degli stili comportamentali è il modello Goleman. Daniel Goleman, inventore del modello, descrive 6 elementi principali, focalizzandosi sull’utilità di indossare cappelli diversi in situazioni diverse:

Anche il modello LIWC, Linguistic Inquiry and Word Count, dimostra come il linguaggio delle persone fornisce informazioni approfondite sullo stato psicologico delle persone. Ad esempio l’uso di diverse parole simili a felice, eccitato, positivo, indicano probabilmente uno specifico stato emotivo. Il modo in cui ci esprimiamo è legato anche al ‘social standing’, e quindi sono stati necessari decenni di ricerche empiriche per definire un modello in grado di spiegare modalità comportamentali. Il modello usa ogni singola parola di un testo per assegnarli un peso, ed il testo così misurato fornisce un insieme di elementi che possono essere associati a stili comportamentali. Ad ogni parola viene sempre associato lo stesso peso, ma questa può essere utilizzata in diverse accezioni. Per esempio la parola ‘buono’ ha si un valore positivo, ma non nella frase: ‘sei un buono a nulla’. Per diminuire la probabilità di errore, si devono utilizzare testi sufficientemente lunghi.